Con Piero Badaloni, il silenzio dei “niños robados” della dittatura franchista

Non si può essere agenti passivi e delegare agli altri ciò che noi rifiutiamo di fare per salvaguardare i nostri interessi.”
Si apre con queste parole l’incontro con Piero Badaloni, giornalista italiano ed ex presidente della regione Lazio, nell’ambito della rassegna “La mafia uccide, il silenzio pure” organizzata dall’associazione culturale “Girolamo Marafioti” di Polistena e curata dal giornalista  Arcangelo Badolati.

Un progetto dedicato alla formazione civica e morale dei ragazzi, che ha coinvolto gli alunni del triennio del Liceo Rechichi. Il terzo degli incontri ha avuto luogo lo scorso 6 dicembre presso il “Cinema Garibaldi” di Polistena. Il dibattito, presieduto dal direttore dell’associazione Piero Cullari, ha visto protagonisti gli alunni delle classi quinte e l’illustre giornalista.

Punto focale dell’incontro è stato il libro “In nome di Dio e della Patria”, che tratta dell’inchiesta portata avanti da Badaloni sul caso dei bambini scomparsi in Spagna durante la dittatura di Francisco Franco.
Dopo il discorso di apertura del direttore, Badaloni ha illustrato la genesi del suo libro e i motivi che lo hanno spinto a portare avanti questo progetto. Le difficoltà sono state molteplici, sia sul piano giornalistico che su quello umano.

Quella dei “niños robados” è una faccenda delicata, che in Spagna ancora si fa fatica ad accettare, e negli altri paesi si disconosce completamente. Nella memoria collettiva vi sono delle zone d’ombra su cui nessuno spesso ha il coraggio di fare luce, perché l’omertà copre la verità storica.
La verità di cui parla Badaloni riguarda una delle pagine più buie della storia europea, ossia la dittatura franchista in Spagna (1939-1975). Dopo la morte di Francisco Franco nel 1975, in Spagna inizia il faticoso processo verso una nuova forma di governo. Gli spagnoli ottengono la democrazia, ma a caro prezzo. Nel 1977, infatti, viene approvata dal neo-governo una legge di amnistia, con cui lo Stato di fatto rinuncia a punire i crimini commessi durante la Guerra Civile (1936-1939) e il regime dittatoriale. Legge convalidata poi dal “Patto dell’oblio” che mira a lasciare nel dimenticatoio storico anni di orrori e di silenzi complici. Bisognerà aspettare trent’anni affinché nel sistema giuridico spagnolo avvenga la svolta.

Nel 2007, viene approva la cosiddetta “Legge sulla Memoria Storica”; così lo Stato riconosce i crimini commessi dai Franchisti e riabilita le vittime, mettendo a disposizione gli archivi di stato alle famiglie che ancora cercano i propri cari scomparsi per mano del regime. Il bilancio della dittatura è spaventoso. Da un lato vi sono migliaia di persone senza identità gettate nelle fosse comuni, sparse lungo l’intero territorio nazionale. Dall’altro i bambini rubati ai genitori naturali, e dati illegalmente alle famiglie fedeli al Generalissimo, con l’appoggio di numerosi ospedali e cliniche private. I bambini venivano portati via alle madri poco dopo il parto, senza spiegazioni attendibili. Alle famiglie veniva detto che erano morti in seguito a complicazioni, o subito dopo essere stati dati alla luce. Non c’era nemmeno bisogno di portarne a casa il corpo, perché alla sepoltura ci avrebbe pensato il personale medico. In realtà, i figli delle famiglie povere o dissidenti, delle madri single e di chiunque il regime decidesse di farsi beffa, venivano venduti alle famiglie ricche che appoggiavano la dittatura.

Così in quarant’anni spariscono circa trecentomila bambini, in un vero e proprio “furto di massa”. La legge del 2007 scatena la reazione delle associazioni che si occupano di casi del genere, suscitando l’interesse di Badaloni, che si trova a Madrid come corrispondente della Rai. Prima di allora chiunque avesse provato a rintracciare i propri parenti, aveva incontrato le continue resistenze della burocrazia spagnola, a causa di una società che così negava spudoratamente le barbarie del suo passato. È Mar Soriano, che da anni ormai cerca la sorella Beatriz scomparsa nel 64 in una clinica di Madrid, la prima a smuovere le acque. Badaloni lavora al suo fianco e segue gli sviluppi delle indagini.

Con il tempo escono a galla i primi nomi coinvolti nella scomparsa di Beatriz e di tutti gli altri bambini. Sono medici, ostetrici, inservienti ma anche suore e preti, che “in nome di di Dio e della Patria” – e soprattutto del denaro- agivano da complici di quest’ignobile piano. Sceglievano le famiglie a cui sottrarre i bambini e si occupavano del loro rapimento. Migliaia di donne e uomini spagnoli sono stati privati della loro identità, e intere famiglie sono state condannate ad anni di dolore e rabbia per un sistema corrotto in tutte le sue componenti.

La Chiesa stessa ha spesso ignorato il problema, ma oggi le continue sollecitazioni delle associazioni trovano ascolto nella figura di Papa Francesco. Tuttavia, resta ancora tanto da fare.
Le testimonianze dei fatti accaduti in Spagna riportate nel libro, hanno offerto al giornalista lo spunto per allacciarsi al nostro presente storico. La realtà dell’oblio non è poi così distante da noi. Un’indagine ha mostrato che in Italia molti giovani non conoscono la storia correttamente, così come in altre nazioni si disconoscono eventi storici fondamentali.

Questo dovrebbe preoccuparci perché solo conoscendo la storia si possono evitare gli errori del passato. La memoria è uno strumento di pace, e il benessere che la pace garantisce implica la presenza di regole che non vengono più vissute come un valore.
Numerosi sono stati gli interventi, che hanno animato l’incontro, offrendo l’opportunità di approfondire le vicende trattate nel libro, e di affrontare temi attuali e delicati. Le studentesse Giorgia Pepe, Michela Albanese, Chiara Maiolo, Paola Contino, Miriam Condello e Federica Chindamo hanno posto le loro domande al giornalista, insieme alla professoressa Mileto.

Si è discusso del problema dei nazionalismi, che negli ultimi anni hanno ricominciato a proliferare anche nelle società più liberali; della necessità di rivedere i programmi scolastici per poter studiare anche la storia più recente; del ruolo della televisione nella società odierna, che dovrebbe tornare a svolgere la sua originaria funzione educativa e formativa; della trappola delle fake news; della mentalità retrograda sempre più diffusa anche tra i giovanissimi.

Particolarmente incisive sono le parole che il giornalista ha rivolto proprio ai giovani, come consiglio per il futuro. Per andare avanti, bisogna sforzarsi di “tenere la rotta” anche nella tempesta. Impresa possibile solo se si hanno dei “fari” da seguire. Questi fari sono i valori, come la verità e l’onestà, senza i quali si vaga nel buio dell’opportunismo. Si può “campare” anche stando al buio, ma è impagabile la sensazione di guardarsi allo specchio con la consapevolezza di aver tenuto la rotta, anche a costo di sacrifici. A loro chiede di “aprire le finestre della testa”, e di verificare sempre le notizie, per non restare vittime degli sciacalli di turno che pullulano “nell’immensa prateria di internet”.
Conoscere Piero Badaloni e la storia che aveva da raccontare per i ragazzi è stata la dimostrazione che la storia riguarda ognuno di noi e che non esiste epoca così remota nel tempo, o luogo tanto lontano nello spazio da non produrre effetto sul nostro presente. Il nostro tempo sarà il passato di qualcun altro, e l’umanità intera ha il compito imprescindibile di lavorare per un futuro migliore.

Ognuno di noi, nella propria quotidianità, può cambiare la storia. E il primo passo è proprio la memoria.

                                                                                    FATIMA SPATARO VBL

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