La lezione di Saffioti agli studenti del “Rechichi”: siate sempre uomini liberi

Gli studenti a confronto con il testimone di giustizia Gaetano Saffioti. Lo scorso venerdi 30 novembre 2018, nel terzo incontro dedicato alla rassegna “La mafia uccide, il silenzio pure”, organizzato dall’Associazione Marafioti, presso il cinema Garibaldi, i giovani hanno incontrato l’imprenditore di Palmi che ha ragionato sulla sua vita e la sua esperienza con  il giornalista direttore scientifico Arcangelo Badolati e il presidente dell’Associazione stessa, Piero Cullari. Al dibattito hanno partecipato le classi quarte e terze del Liceo Statale ‘’G.Rechichi’’
La conferenza si è aperta con la visione di un filmato sull’esperienza di Saffioti, il testimone di giustizia che ha deciso di dire “sì alla vita”. A prendere la parola per primo, è stato il Presidente dell’Associazione, Cullari il quale ha affermato che: «’Non possiamo rimanere in silenzio, ed essere codardi» , incitando gli alunni a farsi sentire in qualsiasi situazione, anche in ambito scolastico. In seguito, il giornalista Badolati ha posto la prima domanda all’ospite.
«Com’e’ cominciato tutto? E perche hai deciso di denunciare?»
Saffioti ha raccontato di come sia avvenuta la prima estorsione quando aveva solo 8 anni, mentre si trovava in una colonia estiva. Il padre aveva sempre cercato di tenere lui e i suoi fratelli lontani da questa situazione, ed è per questo che Gaetano ne è venuto a conoscenza solo dopo la sua morte. Lui aveva tanta voglia di lavorare, per questo inizialmente si era piegato al volere delle famiglie mafiose; in seguito però, stanco di vivere una libertà apparente, ha deciso di rischiare, poiché la paura si vince con il pericolo e lui ne aveva tanta.
«Si può reagire, possiamo scegliere di essere locomotiva o vagone. Io ho scelto di essere Locomotiva, ribellandomi» – ha affermato.
L’operazione chiamata “Tallone d’Achille” ha fatto sì che venissero effettuati 34 arresti in tutta la Piana, ed è per questo che dal 2002 vive sotto scorta. A tal proposito ha dichiarato: ‘«Non mi sento meno libero di nessuno, forse solo fisicamente poiché passo le mie giornate tra poche mura. Mi sento più libero nella mia solitudine, poiché essa non dipende dalla quantità di persone che ti circondano, ma dalle loro qualità»- ha detto. Ha aggiunto, poi, di essere stato abbandonato da tutti, pochi gli sono rimasti accanto e questo gli ha fatto capire che non aveva dei veri amici. Per questo ha continuato «sono felice così, perché ho trovato due amiche che ci saranno sempre: la dignità e la libertà».
Dal punto di vista professionale, negli ultimi 16 anni la situazione è leggermente cambiata, anche se continua a ricevere diversi rifiuti in campo lavorativo, nel 2014, invece, ha  aiutato lo Stato, abbattendo gratuitamente alcune strutture abusive di proprietà di famiglie mafiose. Nonostante tutto non si è mai arreso e ha deciso di rimanere nella sua città, poiché ha dichiarato «’Come non si abbandona un amico, non si abbandona nemmeno la terra in cui si è cresciuti».
Tutto ciò che ha fatto è solo grazie ai valori che gli ha insegnato suo padre, il suo motto infatti, è: «Rispetto per sé stessi, rispetto per gli altri e responsabilità».
Durante la conferenza, gli alunni hanno posto delle domande a Saffioti, riguardanti il libro “Questione di rispetto”, scritto da Giuseppe Baldessarro , che racconta l’esperienza dell’ospite e quest’ultimo ha chiarito eventuali dubbi e soddisfatto alcune curiosità.
L’incontro si è concluso con un messaggio che Saffioti ha voluto lasciare ai ragazzi: «Nella vita dovete essere come gli uccelli, che quando si poggiano su un ramo, non hanno paura che esso si spezzi, poiché confidano nella forza delle proprie ali».

Matilde Bruzzese, Raffaella Nicolaci IVCL

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