Dalla parte delle donne: gli studenti a teatro contro la violenza di genere

Un monologo per riflettere sulla violenza contro le donne, quello messo in scena dalla compagnia teatrale Prometea, nei primi giorni di novembre, all’Auditorium Comunale di Polistena.
L’attrice, Marilena Luccisano, ha ripercorso l’infelice storia di una donna, vittima dei soprusi del marito, in nome di tutte le martiri che per riappropiarsi della libertà, sono state uccise dalla stessa persona che diceva di amarle.
La protagonista ha raccontato di come si sia innamorata di quest’uomo, che oltre al cuore, le ha rubato la vita.

Lo aveva incontrato per la prima volta il 2 agosto del 1970: fu un colpo di fulmine. I due iniziarono a frequentarsi e a conoscersi sempre di più. Poi ci fu il matrimonio. L’ultimo momento felice che la donna ricordava fu quello di un concerto di De Gregori. Dopodichè tutto iniziò a spegnersi, arrivò il primo schiaffo perchè aveva ricevuto un offerta di lavoro: il marito iniziava a rivelare la sua vera natura.

Ma invece di lasciare il campo, lei cominciò a colpevolizzarsi. Poi un’altra volta e poi di nuovo. Divennero genitori di due figli, ma l’uomo non mostrava affetto nei loro confronti, scaricava la rabbia sulla moglie come fosse uno strumento. Finalmente lei si fece coraggio e decise di scappare, ma di fronte alla “bestia”, l’inerzia era l’unica cosa che lei possedeva. Era troppo tardi, lui aveva capito. Un giorno le inflisse 30 coltellate nel ventre. Condannato a dodici gli anni di carcere, con le attenuanti la pena fu ridotta a 5 anni di arresti domiciliari.


Lo spettacolo ha messo in scena solo uno dei tanti gesti di crudeltà che il 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, vuole ricordare. Questi avvenimeti sono il trionfo dell’ipocrisia, perchè è tragico che ci sia una così sentita e marcata disparità di genere. L’amore deve rendere felici e riempire il cuore, non rompere le ossa.  

Come dice Shakespeare: ”La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata. Non dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale. Sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata”.

Nancy Natale – Carla Zerbi IVC Linguistico

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