“Calabria terra di onestà e di sete di giustizia”, Badolati chiude la rassegna “La mafia uccide, il silenzio pure” organizzata con l’associazione Marafioti

“Santisti e ‘ndrine” di Arcangelo Badolati è il volume con il quale si è chiusa la rassegna “La mafia uccide. Il silenzio pure”, organizzata dal Liceo Rechichi in sinergia con l’associazione culturale “Marafioti”, presieduta da Piero Cullari.

Il giornalista di Gazzetta del Sud che della rassegna è stato anche direttore scientifico, è stato presentato dalla Dirigente del Liceo, Francesca Maria Morabito, che nel suo discorso introduttivo ha ricordato agli studenti l’importanza della cultura della legalità.
Parola poi al Presidente della Marafioti, Cullari, pril quale «non bisogna mari essere omertosi, ma liberi di pensare e agire».

Il libro di Badolati tocca tutta la storia della criminalità organizzata. Tratta della mafia calabrese e dei suoi esponenti che sono emigrati all’estero per imporsi e dettare le loro regole. Come Frank Castello che ha investito sul gioco d’azzardo rendendo Las Vegas la sua capitale. Badolati, durante l’incontro con gli studenti, ha detto che spesso si dice che la mafia calabrese sia la più potente del mondo, ma in realtà non è così: «si tratta solo di un’enfatizzazione giornalistica, essa è solo una delle tante dato che ce ne sono di più pericolose e crudeli: la mafia cinese, presente in tutto il mondo, e quella messicana particolarmente cruenta e spietata con i giornalisti».

Uno dei centri che la ‘ndrangheta ha sfruttato e continua a sfruttare, fonte di grandi traffici di stupefacenti, è il porto di Gioia Tauro, presentato come una grande occasione per risollevare quest’area della Calabria, ma mai seriamente decollato». Purtroppo ad essere corrotta è anche la Chiesa poiché alcuni suoi rappresentanti, invece di contrastare questo fenomeno, lo appoggiano. Tuttavia la parte sana del mondo ecclesiastico si impegna a combattere la mafia. Tristemente nota è anche la collaborazione criminalità-Stato per quanto riguarda l’ambito governativo. Molti sono i sindaci che negano l’esistenza della mafia nei propri paesi, le cui amministrazioni finiscono, poi per essere sciolte dalla Prefettura per infiltrazioni criminali.

Nonostante in Calabria sia molto forte la mentalità mafiosa, alla domanda di una ragazza riguardo l’identità di questa regione Badolati risponde: «Noi siamo la ‘ndrangheta ma siamo anche quelli che l’hanno combattuta. Le vittime della mafia sono quasi tutte, anzi la maggior parte calabresi. Siamo quelli che si sono opposti alla mafia. A chi ci chiede da dove veniamo dobbiamo rispondere che siamo della Terra di Zaleuco, primo legislatore. Veniamo dalla terra di Pitagora, dalla Terra di Tommaso Campanella. Veniamo da una Terra dove c’è la civiltà e grandi ricchezze culturali».

Stando alle sue affermazioni, non bisogna quindi considerarla una terra di soli criminali, poiché non tutti i suoi abitanti abbracciano questa tendenza violenta e autoritaria. Fin dall’antichità, infatti essa è stata dimora di intellettuali. Pertanto, seguendo l’esempio di queste mentalità brillanti, è necessario lottare senza farsi schiacciare dai pregiudizi e dalla violenza. Questo permetterà di offrire un futuro migliore alle nuove generazioni e di riportare il territorio all’antico splendore.

                                                                Stefania Politanò, Carla Zerbi IV C/L

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