Bullismo, il monito degli esperti: chiedere aiuto a docenti e genitori

Lo scorso 7 febbraio si è celebrata la Giornata Nazionale del Bullismo e del Cyberbullismo.

Negli ultimi anni, stiamo assistendo sempre più spesso a gravi episodi di questi fenomeni all’interno degli ambienti scolastici.  Con il termine “bullismo” si indica un comportamento violento e aggressivo perpetrato dagli adolescenti nei confronti dei loro coetanei che si manifesta solitamente sotto forma di atti intimidatori, minacce o insulti.

Il classico bullo è una persona prepotente che non rispetta le regole e prende di mira i compagni considerati più deboli, ad esempio ragazzi con difficoltà motorie, difetti fisici o problemi mentali. Le vittime di bullismo vengono accerchiate dal branco, picchiate di fronte a tutti, minacciate e prese in giro, mentre gli altri assistono passivamente o riprendono l’accaduto con il cellulare per far girare i video in rete.

A volte vengono diffusi pettegolezzi per escludere lo studente dal resto della classe. Nella maggior parte dei casi i bulli assumono questi atteggiamenti perché provano piacere nel sottomettere e umiliare chi hanno di fronte, non riescono a controllare la loro rabbia e a riconoscere la presenza di un’autorità genitoriale o semplicemente perché hanno paura di accettare il diverso. Questo fenomeno può avere un enorme impatto sulla vita e sulla salute fisica e mentale della vittima e causare danni irreparabili.

Chi viene bullizzato perde la propria autostima, si isola in sé stesso, si rifiuta di andare a scuola e tende a soffrire di depressione, solitudine ed ansia. Ma cosa possiamo fare per prevenire il bullismo?

Il modo migliore è imparare a chiedere aiuto. Bisogna saper riconoscere i segnali di allarme e rivolgersi ad una persona di cui ci fidiamo, ad un insegnante o ad un genitore. È, inoltre, importante educare gli alunni al rispetto e all’integrazione ed introdurre programmi di prevenzione affinché la scuola diventi un luogo sicuro in cui ognuno possa esprimersi liberamente senza temere di essere giudicato.

 

Francesco Pio Girolamo Fazari                                 1A Linguistico

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